Antologia

JACK, PALLINO E IL LAGO LUMINOSO
Un testo del GRUPPO FRAGOLINE
Classe IIA – Insegnante ANNA STORACE e ELISA FORCHINI
Scuola primaria di Manerba del Garda “Don M. Simoni”, Istituto Comprensivo Valtenesi

Tanto tempo fa le stelle non c’erano e nelle acque del lago di Garda, dove tutto era buio, viveva Pallino, un piccolo pesce palla. Pallino, insieme ai suoi amici, si divertiva molto a nuotare, saltare, muovere le pinne, scivolare sotto la sabbia; quando era molto stanco si addormentava tra gli scogli.
Un giorno, mentre stava nuotando a zig zag tra le onde, Pallino trovò, nascosto tra le alghe ai piedi di uno scoglio, un forziere chiuso. Il pesciolino era molto curioso e provò ad aprirlo in tanti modi, ma proprio non ci riusciva. Decise così di chiedere aiuto al suo amico Jack, il granchio, che se ne stava nel buio di una grotta a mangiare il suo cibo preferito: succulenti gamberetti. Insieme si misero a cercare la chiave del forziere e la trovarono nascosta tra alcuni sassi, ma la fessura per raggiungerla era troppo piccola e nessuno dei due riusciva a passare. Allora Jack chiese a un gamberetto di infilarsi rapido nel nascondiglio per prenderla: in cambio del suo aiuto il granchio non l’avrebbe mangiato e lui sarebbe stato libero. Con la chiave recuperata i due amici aprirono il forziere e trovarono all’interno delle pietre preziose che illuminarono in un baleno tutto il fondale. Pallino e Jack videro finalmente tutte le meraviglie del lago. Lucci, sardine, trote e coregoni, attirati dalla luce, circondarono il forziere e iniziarono a togliere le pietre luminose, nella speranza che sotto di esse si nascondesse del cibo prelibato. Rimasero però molto delusi nello scoprire che il forziere era vuoto. Tutti iniziarono a brontolare ed erano così arrabbiati che cominciarono a lanciare in alto le pietre. Jack, stanco delle lamentele altrui, guardò verso l’alto e richiamò subito l’attenzione dei suoi amici. Il cielo, di solito scuro, ora era pieno di tantissimi puntini luminosi che formavano dei fantastici disegni: le stelle.
Da allora ogni notte Pallino, Jack e tutti i pesci del lago salivano in superficie ad ammirare lo spettacolo del cielo stellato.

IL PALLONE MAGICO
un testo della CLASSE IIB
Insegnante MARIA D’ONOFRIO
Scuola primaria “Antonio Zaccaria”, Istituto Comprensivo di Leno

Diego e Margherita felici
vanno al parco in bici.
All’improvviso appare uno stregone
che regala loro un pallone tutto marrone.
I due bambini hanno voglia di giocare,
il pallone è pronto a volare.
Ecco Diego che fa il primo tiro
e il pallone diventa un ghiro.
Tocca a Margherita che tira a suo modo
e Diego riceve un uovo sodo.
Il bambino rilancia l’uovo
che finisce sopra un rovo.
Margherita lo prende e lo rilancia,
Diego riceve un’arancia.
Il bambino ne mangia una fetta,
poi la lancia colpendo una vecchietta.
La vecchietta rilancia con il bastone
e ai bambini arriva un leone.
Diego e Margherita sono stupiti,
ma riprendono la partita divertiti.
Ecco, il leone viene rilanciato
e si scopre che è ghiacciato.
In aria si trasforma in palloncino,
Diego afferra il filo con un ditino.
I due bambini si danno la mano
e insieme volano lontano.

UN MILIARDO DI EMOZIONI
Un testo del GRUPPO CAROTINE
Classe IIB – Insegnanti ANNA STORACE e ELISA FORCHINI
Scuola primaria di Manerba del Garda “Don M. Simoni”, Istituto Comprensivo Valtenesi

In una grotta su un’alta montagna abitava un simpatico lupacchiotto di nome Charlie, insieme alla sua mamma. La sua tana era molto accogliente: sul suo lettino Charlie aveva una bella coperta di pelle di orso e in un angolo, vicino al fuoco, c’era una poltrona con due cuscini di piume a strisce blu e grigie, dove si sedeva con la mamma per riposare un po’.

Quando passeggiava per la montagna si faceva tante domande. Quanto è grande il cielo? Quante caprette ci sono in montagna? Ma, più di ogni altra cosa, Charlie si chiedeva… quanto è grande un miliardo?

Un giorno, mentre stava pranzando, lo chiese alla sua mamma e poi iniziò a contare i bocconi di carne nella sua ciotola e scoprì che erano 15. La mamma allora gli disse: «Un miliardo è molto, ma molto di più».

Charlie decise allora di scendere a valle per cercare il miliardo e passeggiando vide un gregge di pecore bianchissime. Chiese quindi al loro pastore quante fossero e l’uomo gli rispose: «Sono ben 999 pecore». Ma anche se erano tante, il pastore aggiunse che un miliardo era molto, ma molto di più.

Il lupacchiotto andò allora in città e, dopo alcuni passi, sul marciapiede di una strada del centro, sentì qualcosa appoggiarsi sulla sua testa: era Bianchina, una bellissima picciona bianca e grigia, con un fiocco rosso a pois gialli e due zampette nere. Si guardarono dritti negli occhi e diventarono subito amici. Giocarono a nascondino, a prendi-prendi e si confidarono tantissimi segreti. Charlie chiese alla nuova amica se sapeva quanto fosse grande un miliardo e lei lo accompagnò davanti ad un palazzo alto 36 piani. Charlie salì le lunghe scale a chiocciola e si trovò in cima all’edificio: da lì poteva contare un milione di finestre.

Ormai stava scendendo la sera e Charlie doveva tornare a casa. Salutò Bianchina e risalì la montagna, desideroso di raccontare le sue scoperte alla mamma. Nella sua tana, accoccolato sulla poltrona, le disse: «Sai, oggi ho trovato 15 bocconi di carne, 999 pecore, un milione di finestre e ho scoperto che l’amicizia ci fa provare… un miliardo di… belle emozioni!».

I MATTI DELLE ORE
un testo di CAMILLA ZAMPOLERI
Classe IIB – insegnante MONJA RASI
Scuola Secondaria “Kennedy” – Istituto Comprensivo Ovest 3

Questa è la storia del grande orologio
che sulla torre domina la piazza
e del tempo in cui se ne stava mogio mogio
perché nessuno gli volgeva la faccia.

Tone e Battista, i signori delle ore,
rimpiangevano i bei momenti
in cui la gente li guardava con stupore
e i bambini li ammiravano contenti.

L’idea venne in un giorno di sole:
«Battiamo il tempo sbagliando le ore!
Facciamo svuotare gli uffici, le case e le scuole,
che tutti corrano dai matti delle ore!».

Nel mezzo della notte suonavan la campana
e la gente assonnata usciva dalle case,
mentre il sindaco parlava davanti alla fontana
non gli lasciavano finir una frase!

La notizia si sparse di qua e di là,
«Andiamo a vedere i matti delle ore».
La gente arrivava da tutta la città
e li ammirava con gioia e con stupore.

Tone e Battista ormai contenti
decisero di tornare diligenti.
Erano tornati i tempi belli
delle persone vedevano gli occhi, non solo i capelli!

L’UCCELLINO IN CLASSE
un testo della classe IIA
Insegnante LUISA MARINO
Scuola Primaria “Don Milani” – Istituto Comprensivo di Borgosatollo

Gli alunni della 2a A stanno facendo la ricreazione in giardino, è una bella giornata di primavera.
Al suono della campanella tornano in classe. La maestra Luisa nota che un bambino è preoccupato per qualcosa e in effetti Cristian chiede subito il permesso di uscire nel corridoio per prendere i fazzoletti dalla tasca del giubbino.
Al suo rientro si continua la lezione di italiano, ma Cristian è distratto!
La maestra si avvicina e dalla tasca della felpa spunta un uccellino! Immaginate la meraviglia di tutti i bambini!
L’uccellino trema per lo spavento… con tutte quelle faccine chine su di lui! La maestra, allora, decide di metterlo in un cestino su un letto di cotone: tutti sono preoccupati perché pensano che si sia fatto del male cadendo dal nido. Ma all’improvviso si sente un battito d’ali e l’uccellino comincia a volare e a cinguettare per tutta l’aula. I bambini lo inseguono divertiti e Cristian riesce ad acchiapparlo. Tutti insieme scendono in giardino e lo posano delicatamente sull’erba sotto un albero. Dopo qualche minuto, senza far troppo rumore, tornano in classe e sbirciano dalle finestre per vedere cosa succede.
Purtroppo non accade nulla! La maestra continua la sua lezione…
Finalmente suona la campanella delle 12.15 e i bambini si precipitano fuori dalla scuola: l’uccellino è sparito!
Sarà volato al suo nido! Oppure la sua mamma è venuto a prenderlo!Gli alunni della 2a A ora sono proprio felici.

IL GATTINO BIRICCHINO
un testo di APOLLONIO LORENZO, MORANDI PIETROMARIA
Classe IIB – Insegnante ORNELLA FEDI
Scuola Secondaria Audiofonetica “G. Bonoris” – Istituto Canossiane

Il gattino birichino s’è nascosto nel cestino,
il gattone un po’ buffone s’è tuffato nel bidone,
il micetto poco furbetto s’è buttato nel cassonetto,
il bel gatto un poco matto se n’è andato a far baratto,
ha scambiato le frittate, le insalate, le patate,
le ha frullate in un tazzone ed ha fatto un minestrone,
poi ha aggiunto pane e brace, così il minestrone piace.
Lo porta in tavola, ha già apparecchiato, ma il piatto s’è rovesciato,
quindi con molta cura, asciuga bene la mistura.
Poi vorrebbe ripreparare, ma quel cibo è andato a male,
vuole andarlo a ricomprare, ma non ricorda dove andare,
ecco arriva il suo padrone che è arrabbiato col micione,
dice: «Gatto non hai preparato, perché il mio cibo non è versato!».
Prova il gatto a discolparsi: «Non ne ho colpa, è stato lui a rovesciarsi!».
Il padron non sente ragioni, ma il gatton gli fa due occhioni,
dice: «Scusa, sarò più bravo». Lo guardava il suo padrone,
che però è di buon cuore e si fa passare il malumore;
prende farina e marmellata, per fare una torta prelibata,
poi la mangia col gattino e gli dice: «Birichino».

UN’ISOLA FANTASTICA
un testo di BENEDETTA MONTINI
Classe IIIA – Insegnante LUISA SOTTINI
Scuola Secondaria Audiofonetica “G. Bonoris” – Istituto Canossiane

C’era una volta una ragazza di nome Martina che viveva a Capri. Martina era alta e magra. Aveva gli occhi verdi e i capelli rossi. Era anche molto coraggiosa. Le piaceva molto la sua isoletta perché faceva quasi sempre molto caldo, poteva fare il bagno quasi tutto l’anno ed era veramente colorata e vivace.
Era estate, precisamente l’8 agosto, Martina e la sua famiglia decisero di fare una gita in barca e nuotare un po’ nel golfo vicino alla loro casetta. L’acqua era cristallina di un azzurro molto intenso. Salirono sulla barca, ancorata al piccolo porto, e remarono fino al golfo poco distante da esso. Martina si tuffò dalla barca, iniziò a nuotare e, immergendosi nell’acqua, scorse una fessura nella roccia da dove proveniva una luce molto intensa. Risalì per prendere fiato e si immerse nuovamente per entrare nella piccola fessura. Riemerse dall’altra parte e si trovò all’interno di una grotta illuminata da una luce che sembrava non avere una provenienza. L’acqua era ancora più azzurra di un colore bellissimo, all’improvviso sentì una voce stupenda cantare, alzò lo sguardo e vide una ragazza all’apparenza normalissima, poi abbassò lo sguardo sulle sue gambe ma vide al loro posto una coda da sirena di un blu profondo. Martina cercò di avvicinarsi ma qualcosa non andava non riusciva a nuotare… guardò le sue gambe e si accorse che al loro posto anche lei aveva una coda da sirena viola e rosa. Non ci poteva credere!
La ragazza si presentò, si chiamava Beatrice. Martina chiese spiegazioni sul perché le fosse cresciuta la coda. Ella le spiegò che chiunque entrava nella fessura, prendeva le sembianze di una sirena, ma solo poche persone, le persone speciali potevano trovare questo passaggio segreto.
Le ragazze fecero conoscenza. Martina si abituò ad avere la coda e trascorse molto tempo con Beatrice. Pensò ai suoi genitori che sarebbero stati molto preoccupati di non vederla tornare così salutò Beatrice e uscì. Risalita in barca scoprì che nulla era cambiato, le sue gambe erano lì, le aveva ancora. Decise di non dire nulla ai suoi genitori e tenne tutto per sé.
Il giorno seguente Martina tornò nella fessura come il giorno dopo e quello dopo ancora.
Si era fatta una nuova amica e aveva trovato un motivo in più per amare la sua fantastica isola!