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Un usignolo che ero io

Jem di CaterinaOggi pubblichiamo un testo speciale. Non lo abbiamo scritto noi, ma la nostra paziente animatrice Caterina.

Un giorno qui in ospedale mi hanno fatto una sorpresa. Le infermiere con i dottori mi hanno portato al cinema all’interno dell’ospedale. Io credevo di vedere un film di Walt Disney invece hanno proiettato i miei cartoni animati così mi sono vista sul grande schermo. Si trattava di un cartone animato, come protagonista ho scelto Jem, una cantante bella e strabiliante che balla il rock and roll. La sua voce l’ha interpretata un uccellino, un usignolo, che ero io. Che emozione!

Caterina

Grazie alla maestra Erminia per aver raccolto queste parole ed avercele recapitate.
Grazie ai genitori di Caterina che l’hanno sostenuta con discrezione e delicatezza anche nel suo percorso alla scoperta di questo nuovo linguaggio cn cui raccontarsi.
Grazie all’usignolo Caterina per queste parole. Ci rivedremo presto per finire il tuo film e scoprire che incredibili concerti Jem regalerà ancora al suo pubblico!

Volete saperne di più su questa proiezione speciale? Leggete l’articolo che racconta come è nata l’idea e perchè.

 

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Quando vai al cinema e scopri che il film in programma è… il tuo!

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Caterina è ricoverata nel Reparto di Pediatria da molto tempo. Ieri pomeriggio, grazie ad un permesso speciale accordatole dai suoi dottori, è salita sul suo lettino ed insieme alla mamma Lara ha fatto un piccolo grande viaggio verso la sala cinematografica dell’Ospedale dei Bambini. Dalla sua camera al primo piano, tutti i giorni vede le pareti del nuovo “pezzetto” prezioso di Ospedale e forse tante volte si sarà chiesta: ma cosa ci sarà lì dentro?

In questo ultimo periodo, grazie al consiglio prezioso di Erminia, la sua maestra ospedaliera, abbiamo lavorato spesso con lei. Pomeriggi intensi, in cui la giovane paziente animatrice si è data anima e corpo alla realizzazione dei suoi piccoli film ed ha preteso da noi altrettanta energia e concentrazione. Proprio come una regista navigata, ha saputo creare un’atmosfera collaborativa, ludica e motivante per tutto il team, massimizzando i risultati. Molto importante il supporto dei suoi genitori che dandole il giusto mix di autonomia e sostegno, l’hanno accompagnata in questa prima parte di percorso alla scoperta di un nuovo linguaggio espressivo: il cinema d’animazione.

Beh, ieri le abbiamo fatto una sorpresa.

Caterina ha scoperto che sarebbe potuta andare al cinema solo ieri mattina, ma il film in programmazione nessuno glielo sapeva dire…ma che strano! Solo quando le luci han fatto il buio in sala ed è partita la proiezione, ha realizzato che i film in programma erano i suoi!

Quando le luci si sono riaccese ha eslamato: BELLO! BELLI TUTTI! Il suo primo pensiero è stato fare i complimenti alle ragazze del Reparto di Neurpsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza che insieme a lei erano in sala per vedere proiettato il frutto del loro lavoro. Poi ha dichiarato che fare un film animato non solo è divertente, ma è anche una gran fatica. Nicole, che ha contribuito a realizzare diversi film (di cui vi parleremo nel prossimo post!) le ha dato subito ragione e con gran tranquillità ha voluto proporre al pubblico una vera e propria simulazione della tecnica della Pixilation.

La proiezione è stata organizzata in velocità record grazie alla collaborazione attenta ed entusiasta di tutte le persone coinvolte nel progetto, che ci fa piacere nominare e ringraziare per nome: Maria Elena Troncatti – Responsabile del Reparto di Pediatria, il prof. Plebani – Primario che segue le cure di Caterina, Patrizia Bevilacqua e Giulia Piccinelli, presente in sala in rappresentanza della Direzione, Marta Ocampo Ansia – Responsabile NPIA, le educatrici Elena Bresciani ed Elena Guatta, gli insegnanti Erminia Marchini e Attilio Plodari insieme alle colleghe della Scuola in Ospedale. A loro si aggiungono Tomaso Quilleri per la Fondazione “Emanuela Quilleri” ONLUS che ha reso DAVVERO speciale l’evento, Magda Pallavicini e Chiara Tiberti che hanno curato gli aspetti organizzativi (anche durante il fine settimana!), il signor Antonio, impeccabile proiezionista e la volontaria Isa, che ci hanno accolti con gran gentilezza.

Grazie e…ALLA PROSSIMA 😉

Irene Tedeschi

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Operazione CIC

Chissà chi saranno i giovani autori (pazienti animatori) di oggi? Sono proprio curiosa di scoprirlo!

I laboratori di Cartoni Animati in Corsia 2018 sono iniziati da qualche mese ma la trepidazione è sempre quella. Ogni giorno è come se fosse il primo e bisogna fare in modo che tutto sia al suo posto. Per questo motivo ogni volta è necessario curare la fase di preparazione, ovvero i dietro scena di questo progetto.

Per fare un cartone animato è necessario avere un pizzico di fantasia e tanta tanta pazienza, ma ci sono strumenti specifici che non possono mai mancare. Dunque per ogni incontro occorre fare il punto della situazione, proprio come si prepara la cartella di scuola:

Casetta dei cartoni? c’è.

Matite, pastelli, forbici ci sono.

Patafix? In grandi quantità.

Computer, webcam e videocamera sono nello zaino.

Liberatorie stampate..

I cartoncini sono già stati divisi per colore e dimensioni e collocati nei rispettivi faldoni.

Ottimo! Ora che è tutto pronto, si parte, destinazione H (ospedale).

Una volta arrivata mi rifugio nella stanza dove mi aspettano i colleghi. Insieme trasferiamo tutto l’occorrente sul nostro “mezzo” personale. Un carrello molto speciale ben equipaggiato per ogni evenienza. Indossiamo i camici arancioni, indossiamo il nostro badge di riconoscimento e quando tutto è al suo posto possiamo metterci alla guida e raggiungere il reparto.

Ma non è ancora finita. Prima di incontrare i giovani animatori è necessario curare un passaggio importante: disinfettare ogni oggetto che entrerà in contatto con gli autori. Quindi tra una spruzzata e l’altra e con olio di gomito procediamo con la pulizia… Poi ultima passata di straccio e… finalmente “cic” si inizia!

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Il personaggio preferito di Gioele

2018-05-01 13.00.29Ci è giunta voce di moltissimi appassionati spettatori dei Cartoni animati in corsia, che consumano il dvd a forza di volerlo vedere e rivedere sulla tv di casa. Forse l’estetica, lo stile comunicativo e la narrazione degli autori bambini affascinano i giovani spettatori, che trovano un’immediata e naturale simbiosi con i film realizzati dai loro coetanei? Vista anche la risposta degli studenti delle primarie Calini e Manzoni, crediamo proprio che valga la pena indagare questo tema così interessante.

Così oggi siamo felici e onorati di pubblicare questo bellissimo disegno di Gioele (5 anni), che ha voluto farci sapere che il suo personaggio preferito è l’ormai celeberrimo Hugo the cactus. Noi lo ringraziamo di cuore e sveliamo per l’occasione anche un piccolo segreto…

Gioele, insieme a sua sorella Beatrice, nel 2015 ha dato la voce a quel simpaticissimo gruppetto di nanetti che il lupo protagonista di Sono io il più forte incontra nel bosco. Quale miglior occasione per rivederlo (e riascoltarlo)?

Grazie Gioele e grazie anche alla tua mamma per averci fatto un regalo così bello. Continua a vedere i Cartoni animati in corsia (con moderazione, mi raccomando) e inviaci altri disegni!

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Spettatori zero: i genitori

CIC_1Salvo quando segue altre cifre, lo zero non conta un bel niente. Eppure lo spettatore zero è uno spettatore privilegiato, il primo in assoluto. Lo spettatore zero assiste alla nascita del film e lo vive come work in progress, e se assiste anche alle riprese può cogliere elementi che rimangono fuori dall’inquadratura: lo sguardo che si illumina, l’espressione concentrata, una risata o un sospiro del giovane animatore. Dello spettatore zero ci si può fidare, è da lui che ci si aspetta un giudizio appassionato e coinvolto.

La curiosità è spesso il motore che spinge bambini e i ragazzi a sperimentare la tecnica del cinema d’animazione, ma l’esperienza diventa da episodio isolato un vero e proprio percorso grazie al piacere di vedere il risultato del proprio lavoro e all’incoraggiamento da parte di chi ha assistito alla produzione.

Insomma dietro ad ogni giovane paziente animatore c’è un nutrito gruppo di supporters. Tra questi, in prima fila – affiancati da nonni, zii, amici e insegnanti – ci sono i genitori. Gli stessi che hanno aiutato bambini e ragazzi a muovere i primi passi, assistono curiosi alla creazione dell’illusione del movimento attraverso un set d’animazione portatile. Molti rimangono in silenzio, un poco in disparte o ci chiedono qualche minuto per andare a bere un caffè, altri partecipano entusiasti alla fase di ideazione e realizzazione dei personaggi, mettendosi a disposizione come manovalanza.

In ogni caso il loro contributo alla riuscita di un incontro di laboratorio è fondamentale.  Si mettono in ascolto e lasciano che i loro figli, se lo desiderano, possano esprimersi attraverso la tecnica e il linguaggio del cinema d’animazione.

Fino ad oggi di genitori così ne abbiamo incontrati oltre 500. Questi, senza titoli, né formazione professionale specifica, esercitano il mestiere più difficile del mondo, in una condizione di particolare fragilità dovuta alla malattia e ai limiti che le terapie comportano. Giorno dopo giorno sono chiamati a prendere decisioni delicate e ad assistere al percorso di cura facendo fronte alle preoccupazioni e alla stanchezza a cui talvolta si aggiungono la fatica di vivere lontano dal proprio paese di origine, di confrontarsi con una cultura diversa dalla propria, imparando una nuova lingua.

Avere energie e coraggio per arginare le preoccupazioni e fare spazio invece ad esperienze che possano coinvolgere positivamente i propri figli non è cosa da poco. Non sempre la fiducia prevale su stati d’animo di segno negativo ed è facile che le paure alzino barriere invisibili. Con questa consapevolezza, ripensando alla strada fatta dal 2012 ad oggi, come operatori del progetto Cartoni animati in Corsia, siamo grati a tutte le mamme e i papà (nonni, nonne, zii, fratelli, sorelle etc) che hanno accolto con favore la nostra presenza in corsia, che hanno visto nei laboratori di produzione un’occasione di crescita e scoperta (per i figli e per se stessi), come un’opportunità per uscire dall’isolamento e dal tempo senza tempo del ricovero.

Da questa capacità resiliente dei genitori di cercare e trovare uno spazio da dedicare a se stessi e al benessere dei propri figli durante l’ospedalizzazione, sono nati i primi percorsi personali e altrettanti film che hanno saputo parlare attraverso le immagini e i suoni ad altri grandi e piccoli spettatori, in corsia, al cinema sul grande schermo in città, nelle scuole, nei festival internazionali.

Decisivo per gli stessi il ruolo di messaggeri – nel passaparola con gli altri genitori in corsia  e non, nel diffondere notizie dettagliate sul laboratorio parlando al telefono con gli altri membri della famiglia – e di traghettatori dall’ambiente ospedale al fuori (scuola, casa, il contesto sociale) come il cinema dove a distanza di qualche tempo vengono proiettati i film realizzati o i festival che invitano i giovani autori a presentare il proprio lavoro.

Ora che i laboratori sono tornati in corsia per il settimo anno consecutivo, possiamo proprio dirlo: senza questi silenziosi (e invisibili!)spettatori zero non avremmo potuto intraprendere un così lungo e affascinante viaggio. 

Silvia Palermo

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Natalia

L’autrice del testo che vi proponiamo oggi la vedete nella foto.

No, no…non si tratta di Elisa. Cercate meglio, la troverete un poco nascosta, quasi fuori campo. La sua presenza costante e discreta ha permesso alla giovane autrice di vivere l’esperienza in autonomia, di prendere decisioni, proporre soluzioni, stancarsi, divertirsi, mettersi alla prova.

Grazie Natalia, il tuo punto di vista per noi è prezioso e siamo felici che tu abbia voluto condividerlo con chi ci segue.

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Alcune situazioni nella vita non possono essere cambiate ma solo superate. È difficile conviverci ed andare avanti, soprattutto quando queste situazioni rendono protagonista tuo figlio con una difficile ed inaspettata malattia, che lo trasforma in un ammalato ed improvvisamente si ritrova ad affrontare cure pesanti, lontano dalla sua casa, dalla scuola, dagli amici e dalla sua vita felice, spensierata.

I bambini hanno questa incredibile forza e capacità di adeguarsi alle situazioni, di accettare la condizione in cui si trovano con grande serenità e fiducia al punto che sembra prendano coscienza autonomamente della risposta alla domanda: io guarirò presto, vero? Apparentemente sembra che solo i genitori debbano “tenere duro” e avere la forza di accettare le nuove condizioni della vita senza entrare in depressione.

Quando nostra figlia Elisa era in cura al reparto di oncologia pediatrica presso gli Spedali Civili di Brescia ha avuto possibilità di incontrare Silvia e Vincenzo, operatori dell’Associazione AVISCO, decidendo subito di partecipare alla creazione di un cartone animato “condiviso” con altri bambini del reparto. L’idea di poter disegnare, ritagliare e addirittura registrare personaggi da “far muovere” in un cartone animato per Elisa è stata un’esperienza davvero sorprendente. Il tempo richiestole per sviluppare la sua parte di cartone ha trasformato un intero pomeriggio in un’arrestabile frenesia di ritaglia, colora, sposta e clicca. Questo lavoro l’ha aiutata non solo a distrarsi dalla monotonia della giornata ma anche a sorridere e sentirsi importante. Purtroppo non tutti i giorni per loro sono uguali, ed Elisa nel successivo non ha potuto registrare la voce del cartone, esperienza che aveva tanto desiderato di provare. Ciò nonostante il Calamaro del cartone “Le mutande del orso bianco” aveva preso vita e quando abbiamo ricevuto l’invito alla proiezione ufficiale del cartone in un vero CINEMA con il pubblico è stato un onore non solo per Elisa ma anche per tutta la sua famiglia! In questi momenti capisci che la vita va avanti, che tutto sarà diverso e che sei felice di accettare questa nuova strada perché sei circondato da persone di grande valore e grande anima che aiutano i nostri figli ad esprimere il loro mondo interno, a scoprire le loro capacità e credere in loro stessi ma anche capire cosa potranno fare da grandi.

Secondo noi il progetto di AVISCO “Cartoni animati in corsia” è stata una vera e propria scuola di vita perché aiuta il bambino durante i suoi periodi di difficoltà a concentrarsi sulle cose belle e sulle sue capacità di esprimersi per liberarsi da tutto ciò che lo preoccupa esprimendo ciò che desidera comunicare al mondo.

Il desiderio di Elisa nel creare un cartone tutto suo è stato maturato spontaneamente e grazie al supporto da parte di Irene, Elisa ha potuto iniziare il suo percorso da regista e produttrice. Ed è così che Elisa, con ben sei proficui incontri, ha dato vita a “Se sorridi…”, la storia di una vera amicizia. La canzone che accompagna il cartone è subito diventata una “hit” a Darfo Boario Terme. Nonostante fossimo distanti da Brescia dovevamo assolutamente far vivere ad Elisa questa esperienza di cui tanto aveva espresso desiderio che si avverasse, a tal punto che a casa aveva già preparato tutti i personaggi del suo futuro cartone.

Giunto il giorno della prima proiezione ufficiale, Elisa ha invitato i suoi compagni di classe al Cinema “Nuovo Eden” di Brescia: è stato un momento unico soprattutto per l’autrice stessa ma anche per i suoi compagni che erano tutti molto felici ed orgogliosi per lei. Le maestre sono rimaste molto colpite dal lavoro svolto da Elisa con gli insegnanti di AVISCO e auspicherebbero ad integrare nel loro programma scolastico questa tipologia di lavori in un percorso di gruppo.

Personalmente, da mamma, sono molto orgogliosa di aver conosciuto i ragazzi dell’Associazione AVISCO, il loro metodo di approccio ha aiutato Elisa ad esprimere sé stessa, ottenendo un risultato concreto e sincero.

Auspico che AVISCO possa continuare nel suo percorso di aiuto a tutti i bambini che desiderano esprimere i loro sentimenti attraverso tantissimi nuovi film d’animazione e che ci possano essere altrettanti premi perché oltre ai bimbi, anche il loro sforzo va premiato.”

NATALIA, mamma di ELISA

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Punti di vista: la graphic designer

Luisa Goglio è la nostra graphic designer di fiducia. Non solo conosce Avisco ma ne fa anche parte, ormai da diversi anni. Il suo studio cura l’identità grafica del progetto in modo che Cartoni animati in corsia si presenti, dentro e fuori dall’Ospedale, con un suo carattere visivo riconoscibile e coerente. Oggi vi proponiamo un breve racconto che ci permette di sbirciare dentro al suo lavoro e capire meglio come la buona riuscita di un progetto dipende da tutti coloro che vi partecipano. Buona lettura!

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“Dicembre, l’arrivo delle festività si fa sentire con un’aumentata frenesia nel lavoro: fretta fretta fretta!
Ma non è solo il Natale ad avvicinarsi.
La mail di Irene puntualmente mi ricorda che non manca molto nemmeno all’appuntamento con Cartoni animati in Corsia al Cinema… o meglio, alla scadenza dei tempi utili per approntare tutti i materiali necessari alla promozione dell’evento.
Per me, che non partecipo direttamente alla realizzazione dei filmati, si apre la fase in cui devo cominciare a familiarizzare con i personaggi protagonisti delle storie. Irene me li presenta un po’ alla volta: il dinosauro vorace, l’allegro vampiro, l’ape col cerotto, il coniglio psichedelico… di tutte queste creature di carta o pongo non so (ancora) molto, aspetto che siano i loro colori e le loro espressioni a raccontarmi qualcosa. Qualcosa che mi induca a sceglierli (o meglio, a proporli) come “testimonial” della campagna pubblicitaria che promuoverà la giornata delle proiezioni.
Non è un scelta facile… sono tutti straordinari, a modo proprio. Hanno tutti un mondo dietro che spinge per venir fuori. Quasi sempre faccio più proposte, per lasciare spazio a una discussione collettiva in Avisco. Li colloco su sfondi di colore diverso, provando e riprovando; li giro, li metto a testa in giù (non si sa mai!) per riuscire a farli interagire al meglio con le scritte, o fra di loro. Fai e disfa, schiarisci, contrasta, scontorna… i computer hanno tanti difetti ma bisogna riconoscere che in questi frangenti sono di grande aiuto.
Ecco, ho preparato quattro locandine diverse. Le condivido con gli amici, ma dentro di me io ho già scelto: verde, agile e forte, un po’ spinoso ma di gran cuore, e un paio di conturbanti occhiali da sole… “Free Hugs” Hugo mi ha conquistata al primo sguardo. È un vero divo che buca il video e anche la carta stampata, e io faccio un tifo da stadio per lui, contrariamente alle mie abitudini.
Eh eh… Com’è andata a finire è sotto gli occhi di tutti! Hugo occhialeggia sulle brochure e sulle locandine, nei post sui social network, sui dvd, sugli adesivi e sulle cartoline… ed è anche in 3D! Ha avuto la meritata notorietà, adesso è un vip. Ma senza darsi troppe arie.