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Sguardi che cercano risposte

Si avvicinano le vacanze anche per i laboratori CIC, che quest’anno si prenderanno una pausa dal 15 luglio al 15 agosto. Vogliamo salutarvi e darvi appuntamento alla ripresa con le impressioni di Silvia Palermo, conduttrice dei laboratori nei mesi di giugno e luglio.

«È da poco trascorsa la Pasqua. Rientro in reparto per i laboratori dopo una lunga assenza: era dal dicembre 2019 che non ci mettevo piede! Vibrante attesa, emozione, paura di non sapere più che pesci prendere e la solita domanda: chi ci sarà in quella stanza? Che volto avranno i partecipanti?

Nel primo gruppo (la capienza della stanza non permette di lavorare con più di 7 persone alla volta) una ragazzina mora dai grandi occhi si presenta, il suo nome è Iris. Dobbiamo iniziare un nuovo percorso, la primavera tarda ad arrivare e anche per questo propongo di lavorare sul potere dei fiori, sulla carica rivoluzionaria del risveglio primaverile. Mi sembra davvero un bel segnale che la prima persona che incontro abbia il nome di un fiore. Ma non solo: Iris come Iride (l’occhio da cui nasce lo sguardo, ma anche l’arcobaleno coi suoi colori…).

Da aprile a oggi Iris ha vissuto le sue giornate in una corsia di ospedale. Il suo corpo e il suo sguardo sono stati testimoni e relatori di sofferenza. Eppure sin dal primo incontro lei è stata entusiasta di partecipare, era come se da tempo aspettasse questa occasione, se intraprendere un dialogo fatto di disegno e movimento fosse un suo desiderio/bisogno… Questo suo entusiasmo ha spesso contagiato le sue compagne, senza che quasi lei se ne accorgesse.

Ora siamo giunti al 9 luglio. Iris domani verrà dimessa e dolcissimamente, salutandomi, mi dice: “Ti ringrazio per questa esperienza, mi è piaciuto tanto partecipare a questo progetto, imparare questa tecnica”. Ha parlato guardandomi negli occhi.

Talvolta gli sguardi delle partecipanti sono spenti, liquidi e disorientati. Ma ciò che colpisce, comunque, è che quasi tutti sono sguardi diretti, che parlano e cercano risposte. Non avviene spesso nella vita di tutti i giorni, e io mi sento fortunata.

Il digitale è diventato reale e relazionale. Grazie Iris e grazie a tutte!”

Silvia Palermo, operatrice CIC

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La rivoluzione gentile

Flower Power, vi dice qualcosa? I più giovani forse non lo ricorderanno. È il fortunato e popolare slogan del movimento Hippie che, a cavallo degli anni 60 e 70, perseguiva ideali di un cambiamento non violento della società americana; insomma, una “rivoluzione gentile”.

Se abbiamo scomodato ricordi di un passato recente, è solo per descrivere meglio il clima che si respira all’interno dei laboratori CIC in Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

Sì, perché lì è tutto uno sbocciare, come è giusto che sia nel mese più fiorito e profumato dell’anno: sta per nascere un nuovo film (lo vedremo a breve) che parlerà di vita e di cambiamento attraverso il linguaggio e la metafora dei fiori.

Avete mai riflettuto su quanta forza c’è in un fiore? Io, che ne coltivo alcuni in terrazza, mi stupisco a ogni primavera della loro fantastica tenacia e abilità nel riuscire a fabbricare corolle colorate e profumate da un po’ di terra e un po’ di concime.

Le ragazze e i ragazzi del reparto hanno disegnato e animato tanti fiori diversi, divenendo man mano consapevoli di fare parte di un giardino più grande e complesso. “Non importa che fiore sei, l’importante è fiorire”, qualcuno di loro ha scritto. E altri hanno aggiunto: “Sometimes kindness is enough”, basta un po’ di gentilezza a fare una rivoluzione.

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Un “cinque” per mille nuovi cartoni animati

Darsi “il cinque” è un modo amichevole e giovanile per salutarsi, per manifestare felicità, entusiasmo, soddisfazione e fratellanza. Abbiamo pensato a tutte queste sensazioni positive scegliendo il logo della campagna 5×1000 di quest’anno.

E no, non è un refuso, abbiamo proprio scritto “DIAMOCI il 5” anziché “DAMMI”. Lo abbiamo fatto nella convinzione che chi sostiene Cartoni animati In Corsia non dà solo un concreto aiuto: ne è parte, e fa parte della squadra.

“Il cinque” ce lo siamo dati in primo luogo tra noi, reciprocamente. Non stiamo a ripeterci su quanto sia stata (e sia) dura mantenere vivo il progetto in tempi di pandemia – ciascuno di voi ha sperimentato in proprio le difficoltà dell’ultimo anno. Però siamo orgogliosi e soddisfatti del risultato: il progetto CIC si è dimostrato resiliente e si è adattato ai tempi, lasciando da parte carta e pongo e diventando CIC in Touch. Su questo stesso sito trovate testimonianza dei laboratori condotti dapprima a distanza, e da qualche mese finalmente in presenza, per ora nel solo reparto di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza. Ne sono uscite animazioni sorprendenti per bellezza e intensità che ci hanno lasciato senza parole.

Questa trasformazione è un segno della vitalità di CIC, oltre che della determinazione degli operatori Avisco. Tuttavia il progetto (che, ricordiamo, è gratuito per le famiglie e la comunità) si sarebbe arenato senza il fattivo e concreto aiuto dei sostenitori, che generosamente ci hanno seguito nelle campagne di fundraising.

Ecco perché torniamo a chiedervi, anche quest’anno, di destinare ad Avisco il 5×1000, e di invitare anche i vostri amici a farlo… semplicemente per poter guardare avanti, e continuare a progettare e condurre nuovi laboratori in corsia.

Grazie!!!

ASSOCIAZIONE AVISCO CF 98039330174

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Non si sta poi così male con la testa fra le nuvole!

Sì, questa primavera si fa un po’ attendere. Siamo tutti desiderosi di calde giornate di sole, e invece guardiamo in su e – uffa – vediamo… NUVOLE!
In tema coi capricci stagionali è questa breve animazione realizzata dai giovani pazienti del reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ASST Spedali Civili di Brescia.

Il punto di vista è però un po’ differente: quando si ha “la testa tra le nuvole” una soffice bambagia avvolge dolcemente i pensieri, ci si può adagiare e fantasticare, si possono chiudere gli occhi e abbandonarsi senza più preoccuparsi del resto… almeno per un po’.

Ma come è nato Testa tra le nuvole? Ce lo racconta Irene, l’operatrice CIC che ha condotto il laboratorio.

“L’idea è venuta perché a un certo punto in reparto c’erano i pidocchi e quindi tutti indossavamo delle cuffiette bianche di tessuto non tessuto. Proprio tutti: medici, infermieri, educatrici, pazienti e io. Ed è stato allora che Marvisa (una delle giovani animatrici) ha avuto un’illuminazione: ‘Sembra che abbiamo la testa tra le nuvole… potremmo farci un film’. Detto, fatto! E stato fatto in soli due incontri, molto velocemente… ognuno ha lavorato per conto proprio, senza particolari collaborazioni interne al gruppo. Però stupisce sempre, alla fine, constatare come tante visioni differenti riescano a dialogare tra loro, dando vita a un risultato corale ben armonizzato”.

Guarda il video QUI

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Per esempio #n 3

Nei laboratori di Cartoni animati In Corsia la fase di sonorizzazione ha un ruolo molto importante nell’avvicinare i giovani pazienti alle emozioni che la musica e i suoni aggiungono ai film da loro realizzati.

Per esempio… come si trasforma una poesia in canzone? “Dove non ci riesci tu, io lo farò per te!”

Elisa ha due bellissimi occhi celesti e un caschetto castano, sorride e sorride. Sembra non aver mai fatto altro nella vita che dedicarsi all’animazione: inventa la storia, disegna con mano sicura lo storyboard, ritaglia con precisione i personaggi – un cagnolino e una lumaca – ha già in mente come effettuare le riprese. Soprattutto ha idee molto chiare sull’amicizia: i veri amici si aiutano reciprocamente. Così fanno i suoi protagonisti: il cane dà un passaggio alla lumaca sul tragitto lungo la scuola, per non farla arrivare in ritardo; in classe, lei lo aiuta a studiare le tabelline. “È un’amicizia grande…” spiega contenta la bambina. E se per ribadirlo serve un testo poetico, niente paura, Elisa ha pensato anche a quello:

Non importa dove e quando
Non importa il perché
Dove non ci riesci tu
Io lo farò per te.
Se sorridi son felice
Se sei triste sono giù
Siamo stretti noi amici
Ed i problemi non esiston più.

Una lezione semplice semplice di empatia e solidarietà da cui ci sarebbe molto da imparare. Poi a qualcuno viene un’idea: facciamola diventare una canzone… Già, ma come si fa? Ci vorrebbe… ci vorrebbe la musica!

E la musica arriva. Eva, maestra di chitarra e violoncello e operatrice CIC per la sonorizzazione compone una melodia sulle parole di “Se sorridi”. Elisa l’ascolta rapita, con gli occhi luccicanti di sorpresa… Prima erano solo parole, ora è una canzone, perché una grande amica ha creato una musica apposta per il suo lavoro, che accompagnerà i personaggi animati, aggiungendo al film un’emozione ancora più grande. Decide che la canterà lei stessa; nell’ascoltare in cuffia la propria voce registrata scoppia in una risata che è quasi un pianto: “scusate – dice imbarazzata – non sono riuscita a trattenermi…”.

Nota di chi scrive: la giovane voce di Elisa che canta “Se sorridi” emoziona profondamente anche chi guarda il film e il relativo backstage, provare per credere… https://vimeo.com/242480179 https://vimeo.com/242481022

Ve ne avevamo già parlato QUI e QUI


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Le ali della libertà

È sempre con grande piacere che pubblichiamo le impressioni dei giovani piazienti animatori sui laboratori CIC in Touch. Oggi è la volta di Camilla, che ci racconta come è andata per lei l’esperienza. A lei la parola… e un grande abbraccio!

«Il corso “CIC in Touch” è stato molto avvincente soprattutto quando abbiamo fatto il biglietto d’auguri per il nuovo anno.

Abbiamo espresso che cos’era per noi il 2021, abbiamo pensato alla libertà che hanno le farfalle. Poi abbiamo realizzato una “cacca” che cadeva sul 2020. Per il 2021 c’erano tanti disegni di farfalle, tutti animati, ognuno ha fatto il suo.

Il mio era un bruco che faceva il bozzolo e poi diventava una farfalla libera.

Irene è stata molto brava a spiegare e a montare i nostri piccoli capolavori, anche se ogni tanto un po’ lunga nelle spiegazioni, ma visto i lavori molto complicati è comprensibile.»

Camilla

Guarda il video qui

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Per esempio #2

Cartoni animati In Corsia trasforma spazi e tempi della cura in luoghi e occasioni di scoperta, crescita e relazione; creare i propri personaggi e farli interagire con quelli dei compagni nell’animazione permette ai ragazzi di scoprire parti nuove e sorprendenti di se stessi.

Per esempio… quando al pesce spuntarono le gambe e la ragazza diventò sirena

Immaginate due bambine sugli undici anni, in una stanza d’ospedale. Immaginatele diverse fra loro, ma proprio diverse che più non si potrebbe: una ride l’altra è seria seria; una chiacchiera l’altra parla poco l’italiano; una si fida l’altra è guardinga; una pensa a una storia che ha per protagonista una ragazza in minigonna; l’altra no, lei è determinata a fare un pesce.

Accanto a loro, le operatrici di CIC che dovranno guidarle nell’ardua impresa di far incontrare due personaggi – il pesce e la ragazza – in una storia ancora tutta da inventare. Che mai potranno dirsi? I pesci, si sa, son muti. Che mai potranno fare? La ragazza ha un bellissimo paio di scarpe col tacco ma non ha le branchie per respirare sott’acqua. Sembra la classica storia impossibile, tra due esseri destinati a non incontrarsi mai.

Ma le due giovani pazienti animatrici non sono in vena di rinunce e si mettono all’opera con determinazione. Gesto dopo gesto, taglio dopo taglio, la breve storia prende forma nella casetta dei cartoni; ed ecco che, in un luminoso vortice marino che li travolge entrambi, avviene la trasformazione dei due personaggi: il pesce ora ha due lunghe gambe snelle con cui può camminare; la fanciulla ha dovuto rinunciare alle scarpe ma in cambio ora ha una scintillante coda da sirena.

Quando Silvia, una delle operatrici presenti, ha rievocato questo episodio, ci è subito parso una potentissima metafora “in vivo” di come il processo creativo condiviso – in particolare l’invenzione di una storia animata a più mani – ci permetta di metterci in gioco “abbandonando”, per così dire, una parte di noi per vederla inaspettatamente trasformarsi sotto i nostri occhi. Perché creare è proprio questo, fare qualcosa che prima non c’era.

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Il racconto di Marvisa

Grazie alla collaborazione con Stefania Vitale, insegnante della Scuola in Ospedale, possiamo proporvi un testo che per noi è molto importante. Lo ha scritto Marvisa, una delle giovani autrici di Rime della luce. Vi segnaliamo un aspetto in particolare, tra i tanti che meriterebbero una riflessione, quello che fa riferimento al passaggio dalla sensazione di “impossibilità” a quella di “pfattibilità”. La pratica dell’animazione, per sua stessa natura, permette di affrontare grande sfide… ma un passo alla volta. Dare vita a un immagine che nasce nella nostra fantasia non è affare semplice. Spesso, all’inizio, può sembrare una sfida impossibile. Ma disegno dopo disegno, nello spazio del foglio (o dell’inquadratura), il movimento si crea con naturalezza. Energia e pazienza e fiducia si mettono in moto l’una con l’altra e ciò che sembrava impossibile… lo vediamo vivo, proprio lì, nello spazio del tablet, davanti ai nostri occhi, a quelli dei nostri colleghi e alla fine anche del pubblico. E lo abbiamo creato noi.

“Allora, inizierei con il dire che il corso “CIC in TOUCH” è un’esperienza che dovrebbero provare tutti nella vita. Secondo me, infatti, l’animazione digitale può diventare un hobby o anche un vero e proprio lavoro.

Tralasciando questo, a me personalmente è piaciuta molto perché ho imparato tante cose nuove.

La prima volta abbiamo iniziato il tutto con una macchia che man mano ognuno ha animato per conto suo, utilizzando un’applicazione sul proprio tablet.

All’inizio mi sembrava una cosa impossibile però, strada facendo, ho capito che era una cosa fattibile.

Ma il progetto che mi è piaciuto di più è stato l’ultimo che abbiamo fatto. Consisteva nell’animare una poesia che ci è stata data da Irene: Rime della luce di Pierluigi Cappello.

È stato un lavoro di gruppo, ognuno di noi ha animato un verso.

Io e Irene abbiamo provveduto all’ultimo facendo un buco nero da cui escono tanti uccellini colorati. Non era un verso facile: [La luce] se parte ora poi torna ieri.

Abbiamo immaginato che la luce fossero due uccellini visto che facevano un giro e poi tornavano indietro. Vedere l’effetto finale, oltre che bello, è stato molto soddisfacente.”

Marvi

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Là dove il buio si scuce

«Ecco che nasce la luce / là dove il buio si scuce…»: non trovate che sia un’immagine davvero potente per descrivere il sorgere del giorno? Il buio che si lascia andare come un paio di jeans sdruciti, e la luce che ne approfitta per fare capolino e prendersi il suo spazio…

Inizia con questa efficace metafora “Rime della luce”, scritta dal poeta friulano Pierluigi Cappello e dedicata alla giovanissima nipote, insieme ad altri componimenti raccolti in “Ogni goccia balla il tango. Rime per Chiara e altri pulcini” (Rizzoli 2014).

Ebbene, siamo molto orgogliosi di annunciarvi che le “Rime della luce” sono oggi anche un film animato visibile QUI. Gli autori sono i giovani pazienti (tutti tra i 13 e i 16 anni) del Reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – ASST Spedali Civili di Brescia, che nell’ambito di un laboratorio CiC in Touch hanno tradotto in disegni in movimento le emozioni suscitate dal testo.

Emozioni dense, legate alla forza simbolica della contrapposizione tra buio e luce, ma al tempo stesso, come avrete modo di constatare guardando l’animazione, trasferite in immagini di ammirevole fluidità e delicatezza. Come testimonia Irene Tedeschi, l’operatrice Avisco che ha ideato e condotto il laboratorio, “sul finire del 2020 i temi della leggerezza e della luce hanno iniziato a emergere sempre più spesso: stelle, fiori, fiammelle e farfalle facevano capolino nelle sperimentazioni libere dei ragazzi. Ho sfogliato, tra gli altri, il libro di Cappello, in cerca di un testo che potesse contenere e rinforzare queste immagini e Rime della luce è stato un incontro… illuminante! L’ho proposta al gruppo, l’abbiamo letta insieme e dopo qualche secondo di silenzio, Paola ha sussurrato: «io ho visto qualcosa». Abbiamo chiuso gli occhi e ognuno ha raccontato al gruppo le immagini suscitate dalla lettura. Il film è nato così, si è acceso dentro il buio e il silenzio di ciascuno di noi”.

La tecnica con cui il film è stato realizzato è quella cosiddetta del “disegno in fase”, o animazione tradizionale: muniti di penna grafica i ragazzi hanno realizzato sui tablet tanti disegni leggermente diversi tra loro che riprodotti in sequenza creano l’effetto di movimento… niente affatto facile!

Dice Marvisa, una delle autrici: «All’inizio mi sembrava una cosa impossibile, ma strada facendo, ho capito che era una cosa fattibile. È stato un lavoro di gruppo, ognuno di noi ha animato un verso. Io ho provveduto all’ultimo. Non era un verso facile! Abbiamo immaginato un buco nero da cui escono tanti uccellini colorati che fanno un giro e tornano indietro. Gli uccellini rappresentano la luce. Vedere l’effetto finale, oltre che bello, è stato molto soddisfacente».

Sì, anche noi ne siamo molto soddisfatti – per la qualità intrinseca del risultato, e per l’entusiasmo con cui i giovani pazienti animatori hanno lavorato. Viviamo un tempo che mette tutti a dura prova, ma in particolare gli adolescenti, soprattutto i più fragili.

Così Elena Bresciani, educatrice del Reparto di Neuropsichiatria dell’infania e dell’adolescenza, commenta l’esperienza: “Oggi queste Rime, i suoni e fili creativi di cui è intessuto il tesoro dell’esperienza, danno luce, visibilità e calore a un campo costantemente provato dalla situazione pandemica. Il Reparto vive in questi mesi una vera emergenza per numero di ricoveri, accessi in Pronto Soccorso e visite ambulatoriali per patologie psichiatriche tra cui l’autolesionismo, i comportamenti suicidari e i disturbi della condotta alimentare”.

C’è davvero molto bisogno di emozioni luminose.

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Per esempio #1

Realizzare un cartone animato favorisce i processi di simbolizzazione legati al racconto di sé e del proprio mondo interiore; il lavoro di gruppo moltiplica l’energia creativa e aiuta a modificare il proprio punto di vista

Per esempio… quella volta che le lacrime si mutarono in farfalle

Un gruppo di adolescenti in ospedale alle prese con un progetto che tocca tasti intimi, delicati. Ciascuna lavora individualmente, ma accade qualcosa che solo in superficie può apparire strano: nella maggior parte dei disegni, che presto diventeranno animazioni, compare il pianto… generato – chissà – da un sentimento di improvvisa tristezza, o da un senso di liberazione, qualcosa di nascosto che finalmente trova voce.

Martina osserva la sua animazione, in cui sul viso scorre qualche lacrima. Dice che non sa come continuare, che forse il suo lavoro finisce così. Paola è seduta accanto a lei, a sua volta alle prese con una nuvola e due grossi lacrimoni. Sbircia il lavoro della compagna e suggerisce: “potresti trasformare le gocce in farfalle”.

Ed è stato proprio così che Martina  ha concluso la sua animazione, attraverso un allegro e catartico svolazzare di ali. Succede spesso, in gruppo, che il punto di vista dell’altro ci sveli qualcosa di noi stessi che forse da soli non saremmo stati in grado di vedere. Ora che sappiamo che le lacrime possono trasformarsi in qualcosa di leggero, forse piangere sarà un poco meno pesante.