Il racconto di Marvisa

Grazie alla collaborazione con Stefania Vitale, insegnante della Scuola in Ospedale, possiamo proporvi un testo che per noi è molto importante. Lo ha scritto Marvisa, una delle giovani autrici di Rime della luce. Vi segnaliamo un aspetto in particolare, tra i tanti che meriterebbero una riflessione, quello che fa riferimento al passaggio dalla sensazione di “impossibilità” a quella di “pfattibilità”. La pratica dell’animazione, per sua stessa natura, permette di affrontare grande sfide… ma un passo alla volta. Dare vita a un immagine che nasce nella nostra fantasia non è affare semplice. Spesso, all’inizio, può sembrare una sfida impossibile. Ma disegno dopo disegno, nello spazio del foglio (o dell’inquadratura), il movimento si crea con naturalezza. Energia e pazienza e fiducia si mettono in moto l’una con l’altra e ciò che sembrava impossibile… lo vediamo vivo, proprio lì, nello spazio del tablet, davanti ai nostri occhi, a quelli dei nostri colleghi e alla fine anche del pubblico. E lo abbiamo creato noi.

“Allora, inizierei con il dire che il corso “CIC in TOUCH” è un’esperienza che dovrebbero provare tutti nella vita. Secondo me, infatti, l’animazione digitale può diventare un hobby o anche un vero e proprio lavoro.

Tralasciando questo, a me personalmente è piaciuta molto perché ho imparato tante cose nuove.

La prima volta abbiamo iniziato il tutto con una macchia che man mano ognuno ha animato per conto suo, utilizzando un’applicazione sul proprio tablet.

All’inizio mi sembrava una cosa impossibile però, strada facendo, ho capito che era una cosa fattibile.

Ma il progetto che mi è piaciuto di più è stato l’ultimo che abbiamo fatto. Consisteva nell’animare una poesia che ci è stata data da Irene: Rime della luce di Pierluigi Cappello.

È stato un lavoro di gruppo, ognuno di noi ha animato un verso.

Io e Irene abbiamo provveduto all’ultimo facendo un buco nero da cui escono tanti uccellini colorati. Non era un verso facile: [La luce] se parte ora poi torna ieri.

Abbiamo immaginato che la luce fossero due uccellini visto che facevano un giro e poi tornavano indietro. Vedere l’effetto finale, oltre che bello, è stato molto soddisfacente.”

Marvi

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