Cosa portiamo con noi?

Il 4 dicembre, alle ore 15, siamo rientrati in Ospedale.

Abbiamo varcato l’ingresso principale, percorso il corridoio a piano terra e aperto la nostra stanza, preziosa base d’appoggio che condividiamo con gli insegnanti delle Scuole Superiori. Il nostro armadio pieno di materiali era lì, come anche il nostro carrello e la Casetta dei cartoni. Tutto a posto, ordinato come lo abbiamo lasciato mesi fa.

Alla parete il calendario del Civile, aperto sul mese di febbraio 2020… prima che il Coronavirus cambiasse le nostre vite.

Il tempo si è fermato? No, il tempo non si è fermato e in tutti questi lunghi mesi sono successe parecchie cose. Una di queste è che abbiamo rimodulato il progettoper renderlo sostenibile in quella che ormai tutti de$niscono Epoca Covid. Il lavoro a distanza ci ha messo nella condizione di ripensare completamente la proposta CIC, di riformulare non solo l’organizzazione e la tecnica, ma anche e soprattutto lamodalità per entrare in relazione con i singoli e il gruppo di pazienti, con il personale e la stessa struttura ospedaliera.
La sperimentazione CIC in TOUCH ci ha dato molto da fare e da pensare. Passare dalla stop-motion alla traditional animation non è stato semplice, per noi che crediamo sia importante proporre attività che mettano insieme digitale e cartoncino, pixel e colla, computer e pongo. Ma sappiamo che ogni limite può essere una risorsa: anche il collegamento in videoconferenza è diventato percorribile e interessante.

Ma ora che possiamo entrare fisicamente in reparto, metterci realmente a fianco delle giovani pazienti, sentire le loro voci e vedere i loro occhi, pur con tutte le importanti limitazioni imposte dalla Direzione, possiamo permetterci il lusso di volgere lo sguardo ai mesi scorsi e quantomeno capire ciò che vogliamo portarci dietro e ciò che preferiamo lasciare nel passato. Gli iPad, il disegno in fase, la realtà aumentata, il dialogo con le educatrici e il personale del Reparto che si è andato rafforzando sono tutti elementi di cui non potremmo fare più a meno.

E il collegamento a distanza? È stato molto utile, ma lo lasciamo ai periodi di emergenza.

Irene Tedeschi
Project manager e operatrice

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