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In punta di dita

In punta di dita

Nei cartoni animati le mani dell’animatore non si vedono (quasi) mai, come non si vedono le mani del pittore in un quadro o quelle del falegname guardando un tavolo.
Eppure, la mano dell’autore – invisibile per chi guarda l’opera compiuta – lascia un’impronta indelebile e personalissima, proprio come se fosse una firma.

Nei cartoni animati in corsia le impronte sono tante, almeno quanti sono i personaggi e i dettagli che li caratterizzano. Mettiamo, per esempio, un elefante. Nelle mani di Gloria è color verde prato e si fa la doccia con il tè, è rosso e piccolino ma abilissimo a stare in equilibrio su due zampe l’elefante di Giampaolo, c’è il dino-elefante di Tomas, ha il tutù e si muove con grazia quello di Samar, ha la grinta di un leone quello giallo di Asia che salta attraverso il cerchio di fuoco ed è un energico percussionista l’elefante azzurro di Morgana e Nicola, elegante e variopinto quello di Oumayma.

Affusolate, cicciottelle, grandi o piccoline, ferme, lente, meticolose, veloci, entusiaste frettolose, allegre con unghie colorate o timide, nascoste, e poi all’improvviso, allegre spiritose e ballerine. Sono tutte diverse le mani dei giovani pazienti animatori. Ci sono quelle che esitano e quelle che strappano divertite la carta colorata e poi rallentano sulle curve, cercando una forma, come abili piloti. Mani che muovono con abilità e delicatezza i pezzettini di carta strappata e dita che fulminee fanno click.

Tutte queste mani, con l’aiuto fondamentale degli occhi, del pensiero e degli umori del momento, scelgono i colori, li abbinano, dai cartoncini rettangolari strappano via forme che unite le une alle altre formano i personaggi e gli sfondi e si avvicinano caute ed emozionate alla scatola luminosa chiamata “Casetta dei Cartoni” e al computer portatile che sta vicino.

Sullo schermo si vede tutto quello che succede sotto l’occhio attento della webcam, affacciata a testa ingiù ad un foro sul soffitto della Casetta. Si posizionano i personaggi nell’inquadratura e sulla tastiera del computer, con un click, si scatta la prima immagine.

Il tocco magico delle dita che spostano i personaggi e di quelle che fotografano, schiacciando al momento giusto il tasto invio, lasciano fuori campo le mani dell’animatore e le espressioni del suo viso e di chi assiste o aiuta. Fuori dall’inquadratura tutto quello che non si vedrà nel cartone animato: la stanza dell’ospedale, il letto o la sedia su cui si lavora, il tavolo o il comodino dove la casetta dei cartoni è appoggiata, i genitori o i maestri che osservano partecipi, il passaggio di infermieri e medici curiosi.

Di tutto questo brulicante fuori campo che resta invisibile, grazie a fortunati momenti di distrazione, saltano fuori le mani di chi ha realizzato l’animazione, intrappolate in qualche fotogramma.

Dopo tanti piccoli movimenti e tante fotografie, vedere che la carta strappata prende vita e si muove da sola, è un prodigio da mostrare orgogliosi ai primi spettatori a portata di mano, simile all’aver imparato ad andare in bicicletta…senza mani.

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Dietro al velo

Dietro al velo

In questi giorni stiamo lavorando nel reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza con un gruppo molto eterogeneo di giovani pazientissimi animatori. In questa foto si scorge – dietro al velo – il primissimo piano di una sposa.

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Il buono e il cattivo

Ieri nella casetta dei cartoni c’è stata una rumoreggiante lotta tra il “buono” e il “cattivo”, due colorati e originali personaggi realizzati da Alessio.
Durante le riprese a “passo uno” è un florilegio di suoni e rumori prodotti dalla voce di Alessio che in diretta sonorizza le varie azioni del duello. Alessio è un grande animatore. E’ immediato. La sequenza scorre veloce tra colpi bassi e urla di attacco: BENG!, STUMP, CRUNCK, ARGH, GASP, SOCK, THUD, BLEAH, DANG, POW, CRASH, SNORT, ZOT, GRRRR, AAAAAHHHHH!!!, BONK!, SWOOSHHH…
Finita l’animazione/duello Alessio si rivolge a noi: “Volete un bacio?”
Ci avviciniamo e…“SMACK!”
Colpiti…al cuore!

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On the road

On the road

Il film di Alessandro racconta la storia di un automobilista. Ecco si, lui, quello della foto. Sulla sua giurassica automobile morde l’asfalto lasciandosi alle spalle chilometri e chilometri di colline verdi…quand’ecco stagliarsi all’orizzonte un semaforo. “Dai dai dai che passo…passo! Passo? Oh no! ROSSO!!!”. Frena. Aspetta. Aspetta…aspetta…aspetta. “Ma a che serve ‘sto coso? Da dove spunta?” Continua ad aspettare poi sbadiglia e poi ancora aspetta. Ma la pazienza, anche del più educato dei dinosauri, ha un limite. Chi ha ancora molta strada da percorrere non si lascia facilmente intimidire da un inutile semaforo rosso.

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Senza parole

Dana è da pochi mesi in Italia. Fa fatica a comprendere la nostra lingua e quando riesce ad intuire il senso delle nostre domande risponde a monosillabi: “Si!” “No!”.
In camera è sola. Non può alzarsi dal letto. C’è molto silenzio intorno. Le presentiamo la “casetta dei cartoni” e, più con i gesti che con le parole, le chiediamo se ha voglia di fare un cartone animato.
Annuisce senza grande entusiasmo e mentre sistemiamo il piccolo set d’animazione sul suo letto ci osserva un poco perplessa.
Le mostriamo come si usa la casetta e il software per fare l’animazione con un piccolo esempio: un serpentello che si forma con alcuni pezzettini di carta strappata verde. Subito dopo le fasi di registrazione dei singoli movimenti, vedendo il serpentello muoversi dentro lo schermo la sua espressione un po’ immobile ha un sussulto. “Ora tocca a te” le facciamo capire. Dana senza chiedere nulla e con sicurezza comincia a strappare tanti piccoli pezzettini di colore arancio. Noi ci guardiamo: “avrà capito?”. Meticolosamente sostituisce, uno ad uno, i pezzetti verdi con i suoi pezzetti arancio. Ad ogni sostituzione schiaccia invio sul computer: clic dopo clic il serpentello diventa un pesce.

E ora che farà?

Dana comincia la sua animazione. Sicura muove i 20 pezzettini che compongono il suo pesce. Nella stanza l’unico suono che si sente è clic…clic…clic.
Senza parole e senza incertezze prosegue fino a che il pesciolino, dopo essersi cibato di piccoli frammenti verdi, esce di scena. Dopo circa un’ora di “lavoro” è arrivato il momento di vedere l’animazione. Il suo pesciolino un po’ magicamente si muove da solo e va…

I suoi occhi si illuminano e nel silenzio il suo viso diventa un sorriso. Grazie Dana.

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Il mondo di Marta

Il mondo di Marta

In pediatria est incontriamo Marta che ha quasi 5 anni. Inizialmente non è molto convinta perché di solito la carta si taglia, si piega, ci si scrive oppure la si legge se è stampata…non si strappa. Però è curiosa e si lancia. Il primo strappo le suggerisce un possibile personaggio. Pezzo dopo pezzo costruisce un’enorme biscia fucsia, così lunga che dentro la Casetta dei cartoni non ci entra. Si alza salterina dal letto e raggiunge il set d’animazione. Capisce subito che non ci entra la sua biscia in quell’inquadratura così piccola, allora senza farsi troppi scrupoli la scompone e ripiega su un primo piano. Muove – clicca –muove – clicca –muove – clicca…la sua creatura striscia in campo e fa la lingua (luuuuunga). Marta inizia a divertirsi. Cala dall’alto anche un ragno che ha costruito la maestra: inizialmente la biscia se lo doveva pappare per merenda poi (ahimè!) prevale in buonsenso e i due se ne escono allegramente insieme.

Il piccolo film d’animazione è nato! Vediamo e rivediamo quei pochi e magici secondi. Marta ride e ci chiede se vogliamo vedere una cosa bellissima che non abbiamo mai visto. Non facciamo in tempo a dire “certamente!” che ha già preso un pezzo della ormai ex-biscia per trasformarlo in una siepe. Poi costruisce ancora siepi e qualche nuvola. Le nuvole sono strappi azzurri e la vegetazione strappi di diversi colori assemblati con la patafix. C’è anche un aeroplano (una sorta di sandwich multistrato) e qualche onda. E’ nato un paesaggio e lo fotografiamo mentre le sue mani piccole lo costruiscono posizionando i vari pezzi di carta nell’inquadratura. Ma Marta ha capito che le fotografie che scattiamo, in qualche modo, creano un tempo. Con un’energia fisica dirompente, Marta prende un cartoncino giallo – tutto intero – e lo mette in campo, un po’ in alto. Ci dice che è arrivato il sole. Poi un cartoncino azzurro e fa arrivare il mare, poi uno rosa e c’è il tramonto. Toglie il giallo e c’è la notte. L’azzurro passa in alto e il mare si specchia nel cielo. Ritorna il giallo, poi il verde, poi l’arancione, poi ancora l’azzurro. Una trasformazione incessante che Marta ci racconta attimo dopo attimo. E’ una creazione, una cosmogonia: tutto cambia sempre più velocemente. Marta non si ferma più!!! Dentro la Casetta passano le ore, i giorni, le stagioni, gli anni…ricorda un time-lapse dove tutto succede molto più velocemente che dal vero. Il sole non è più necessario che sia tondo. Il tramonto è un rettangolo arancione. Lo stesso cartoncino azzurro è il mare se è in basso e il cielo se è in alto. Quando e come finirà questo meraviglioso film? Vincenzo ha un’idea e le chiede: che cosa succede se arriva la neve? Marta capisce al volo e la neve copre ogni cosa.

Salutiamo la piccola forza della natura e sua mamma, usciamo dalla stanza e ci togliamo le mascherine. Altro che nevicata, siamo in un bagno di sudore.

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Personaggi in cerca d’autore

Personaggi in cerca d'autore

“Tu vedi un blocco, pensa all’immagine: l’immagine è dentro basta soltanto spogliarla” diceva Michelangelo lo scultore. E con il cartoncino è proprio la stessa cosa. Chissà quanti personaggi già si nascondono nelle nostre risme colorate e aspettano solo di essere strappati. Oggi per esempio ha preso forma (e vita!) Elisa la fatina. E ne ha combinate delle belle

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Andrea, il mago

Andrea, il mago

Il cartone animato di Andrea inizia con un mago blu che incontra un bassotto. E come finisce? Indovinate! Invece vi sveliamo subito cosa ha esclamato il giovanissimo autore appena ha finito di vedere il suo neonato film d’animazione: “Ho così tanto guardato il mio cartone animato che non mi ricordo più di come è fatta la stanza”. Andrea muoveva i suoi personaggi di carta sporgendosi dal letto, senza riuscire a vederli bene. Per controllare i movimenti guardava direttamente e solamente lo schermo del computer…che è una cosa difficilissima perché lì è tutto al contrario, tutto rovesciato rispetto alla realtà. Forse è per questo che è ancora di più entrato in un’altra dimensione. Che meraviglia! E’ proprio così che succede agli animatori navigati. Si scordano di tutto mentre lavorano ed entrano in un altro mondo. E se sei un bambino in una stanza di Ospedale e ti scordi per un attimo dove sei…beh, vuol dire che il cinema d’animazione è magico sul serio!

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Si parte!

ImmagineI laboratori di cinema d’animazione nelle corsie dell’Ospedale dei bambini partiranno la prima settimana di Ottobre. Dopo averlo tanto voluto e organizzato, siamo impazienti e curiosi di intraprendere questo nuovo viaggio. In questo spazio proveremo a raccontarne le tappe: salite, discese, scalate e salti, soste, panorami, profumi, mappe e souvenir.

Iniziamo con il riproporvi un pensiero di Sandra, impegnata come operatrice nel progetto, sull’esperienza dell’anno scorso.

“Un bambino in ospedale, in quanto bambino, non è molto diverso dai suoi coetanei: vive le tappe della sua età evolutiva, spesso è iscritto ad una scuola, gli piace giocare… però è in un luogo particolare, non per sua scelta e neppure per sue colpe. In questo luogo, dove ha dovuto andare perché qualcosa si è rotto nell’armonia del suo corpo, non può decidere l’uso degli spazi, l’organizzazione dei tempi, la scelta delle attività. Viene aiutato in ciò da una serie di iniziative che concorrono a rendere meno pesante sul piano umano la degenza. Soprattutto durante l’anno scolastico la presenza di insegnanti di vari ordini di scuola, l’intervento di volontari e di educatori, nonché la disponibilità di attrezzature mediatiche, offrono stimoli per lo sviluppo cognitivo e per lo svago nell’arco di quasi tutta la giornata. E quando la scuola non c’è? Ecco il progetto per la realizzazione di cartoni animati nell’ambito dell’ospedale dei bambini: un percorso nato per aiutare i piccoli fruitori di prodotti televisivi a diventare parte attiva e consapevole nel creare un video di animazione.
Nel mese di settembre, grazie anche al supporto di alcune maestre ed educatrici, la sala giochi della Neuropsichiatria infantile, quella della Chirurgia Pediatrica e alcune stanze della Pediatria Oncologica, hanno accolto gli esperti Avisco che, con un piccolo set portatile attrezzato di luci, webcam e collegamento al PC, hanno accompagnato i bambini in una nuova avventura.
È stata un’esperienza “magica” capace di animare ciò che era fermo; magia inaspettata che crea stupore come quello di A. che, quando ha visto il proprio personaggio fare un salto, ha sbarrato gli occhi ed è scoppiata in una risata.”

Sandra Cimaschi