0

Tanti esempi di una buona pratica

Cartoni animati In Corsia muoveva i primi timidi passi nel 2012.

Da allora, con trepidazione ed entusiasmo, inevitabili difficoltà e momenti di grande gioia, di passi ne ha fatti molti. Negli anni abbiamo spesso riflettuto – e continuiamo a interrogarci – sulle motivazioni fondanti e specifiche del progetto: perché è così importante che continui a esistere, qual è il suo impatto sui piccoli e giovani pazienti, sulle loro famiglie e sulla comunità; quali sono i suoi limiti e quali invece le potenzialità ancora inesplorate…

Ne abbiamo parlato e parlato tra noi operatori, ci siamo confrontati con professionisti dei processi educativi e della relazione, abbiamo conosciuto esperienze analoghe seppur differenti; attraverso questo lavorìo di analisi e tessitura l’intuizione originaria si sta trasformando pian piano in un “sapere”, che è soprattutto un “saper fare” per quanto il patrimonio di conoscenze e valori che ci portiamo dentro è radicato nella pratica dei laboratori, senza i quali CIC non avrebbe ragione di esistere. Neppure il COVID ha cancellato questa pratica.

Ci sembra giunto il momento di condividere questo “saper fare”, coinvolgendo utenti e lettori in una riflessione sempre aperta. Vogliamo proporvi una rubrica con cadenza mensile in cui i “buoni motivi” che ci spingono a sostenere e far crescere il progetto verranno di volta in volta illustrati con aneddoti ed esempi di esperienze realmente vissute durante i laboratori, nel nostro quasi decennale lavoro sul campo.

La rubrica si chiamerà appunto “Per esempio…”, e siamo convinti che possa servire a renderci tutti più forti e consapevoli e a lavorare sempre meglio.

Ci sentiamo a febbraio!

0

Un nuovo anno insieme

Il 31 dicembre 2020, nel reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, è nato questo biglietto d’auguri animato. Sempre, in prossimità di capodanno, ci auguriamo buon anno… ma di che materia vorremmo fosse fatto il nostro prossimo futuro? Come deve essere l’anno che ci aspetta per essere buono?

A questa domanda il gruppo ha risposto con poche parole e tanti disegni. Il 2020 lo esorcizziamo con una classica e liberatoria 💩 e ci avviamo verso un 2021 petaloso e leggero.

Leggero ma non come una foglia al vento, come una nuvola in cielo trasportata dalle correnti d’aria.

Leggero come una farfalla che dopo un periodo di lenta ed invisibile trasformazione schiude faticosamente le ali e vola libera e bella verso prati, fiori e frutti tutti da gustare.

1

Cosa portiamo con noi?

Il 4 dicembre, alle ore 15, siamo rientrati in Ospedale.

Abbiamo varcato l’ingresso principale, percorso il corridoio a piano terra e aperto la nostra stanza, preziosa base d’appoggio che condividiamo con gli insegnanti delle Scuole Superiori. Il nostro armadio pieno di materiali era lì, come anche il nostro carrello e la Casetta dei cartoni. Tutto a posto, ordinato come lo abbiamo lasciato mesi fa.

Alla parete il calendario del Civile, aperto sul mese di febbraio 2020… prima che il Coronavirus cambiasse le nostre vite.

Il tempo si è fermato? No, il tempo non si è fermato e in tutti questi lunghi mesi sono successe parecchie cose. Una di queste è che abbiamo rimodulato il progettoper renderlo sostenibile in quella che ormai tutti de$niscono Epoca Covid. Il lavoro a distanza ci ha messo nella condizione di ripensare completamente la proposta CIC, di riformulare non solo l’organizzazione e la tecnica, ma anche e soprattutto lamodalità per entrare in relazione con i singoli e il gruppo di pazienti, con il personale e la stessa struttura ospedaliera.
La sperimentazione CIC in TOUCH ci ha dato molto da fare e da pensare. Passare dalla stop-motion alla traditional animation non è stato semplice, per noi che crediamo sia importante proporre attività che mettano insieme digitale e cartoncino, pixel e colla, computer e pongo. Ma sappiamo che ogni limite può essere una risorsa: anche il collegamento in videoconferenza è diventato percorribile e interessante.

Ma ora che possiamo entrare fisicamente in reparto, metterci realmente a fianco delle giovani pazienti, sentire le loro voci e vedere i loro occhi, pur con tutte le importanti limitazioni imposte dalla Direzione, possiamo permetterci il lusso di volgere lo sguardo ai mesi scorsi e quantomeno capire ciò che vogliamo portarci dietro e ciò che preferiamo lasciare nel passato. Gli iPad, il disegno in fase, la realtà aumentata, il dialogo con le educatrici e il personale del Reparto che si è andato rafforzando sono tutti elementi di cui non potremmo fare più a meno.

E il collegamento a distanza? È stato molto utile, ma lo lasciamo ai periodi di emergenza.

Irene Tedeschi
Project manager e operatrice

0

Un piccolo grande passo verso nuove storie

Chi si occupa di animazione lo sa bene: qualunque movimento, anche il più complesso, è in realtà composto da tanti minuscoli passi, tanti fotogrammi solo lievemente differenti tra loro che riprodotti in sequenza su uno schermo fanno muovere i personaggi della storia. Sta anche in questo il fascino dei cartoni animati, nella pazienza certosina di costruire, passo dopo passo, una incredibile magia.

L’abbiamo presa un po’ lunga per comunicarvi quella che per noi è una bellissima notizia: da venerdì 4 dicembre a un nostro operatore è stato concesso dalla Direzione dell’Ospedale del Bambini – ASST Spedali Civili di Brescia di tornare a condurre laboratori in presenza… naturalmente con tutti i limiti e le cautele che le norme di sicurezza richiedono. Per esempio, l’impossibilità di utilizzare materiali fisici (carta, pongo…), per esigenze di sanificazione: il laboratorio per ora si sta svolgendo “in touch”, con i tablet.
Inoltre, abbiamo al momento accesso unicamente al reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza… ma ne siamo strafelici!

Come dicevamo sopra, quello che davvero conta è il primo passo, per quanto piccolo possa sembrare: è da quello che nuove storie possono incominciare.

E tutto il lavoro di sperimentazione dei laboratori a distanza? Leggi QUI cosa ci portiamo dietro (e cosa preferiamo lasciarci alle spalle)

0

UN CALENDARIO A SOSTEGNO DEL PROGETTO

ATTENZIONE! I calendari sono terminati e non possiamo più accettare prenotazioni. Ci dispace non poter soddisfare tutte le richieste, ma possiamo farvi una controproposta! Scoprite QUI il libro Cuochi dell’anima di Carla Boglioni. Ricette per mangiare bene e fare del bene!

Avisco dà avvio ad una nuova campagna di raccolta fondi per finanziare l’edizione 2021 di Cartoni animati in corsia. Nell’edizione precedente ci aveva accompagnato l’ape di Andrea. Questa volta il nostro animale guida è il gatto. Sappiamo che il mondo si divide in due: chi li ama e chi preferisce i cani. Ma sappiamo anche che i nostri sostenitori sono in ogni caso più cinefili che cinofili e di sicuro non si lasceranno intimidire da due fusa e qualche MIAO. Soprattutto dopo aver letto il testo di Carla Boglioni, vice-presidente Avisco, che insieme al marito Germano Landriscina è anima e mente dell’iniziativa!

Ve ne proponiamo un breve estratto, nell’attesa che possiate leggerlo per intero sul nostro calendario, che saremo felici di farvi avere come reward di una donazione liberale intestata ad Associazione Avisco – IBAN IT23J0306909606100000007559

“In questo calendario il tempo è scandito, mese dopo mese, da dodici gatti. Tutti condividono una particolarità: durante la loro vita hanno incontrato un doloroso inciampo. Un urto, una caduta, una lacerazione, una rottura. I loro cocci sono stati amorevolmente ricomposti e le loro ferite, invece di essere nascoste, sono intenzionalmente evidenziate da una linea d’oro.

Insieme a tanti altri (per fortuna integri) fanno parte della mia collezione di gatti. Tutti si stanno preparando ad uscire di casa per diventare il contenuto di un’asta a beneficio del progetto Cartoni animati In Corsia (CIC) che Associazione Avisco conduce dall’anno 2012 presoo l’ospedale dei Bambini di Brescia.”

0

SOSTIENI CIC!

#SOSTIENICIC è la campagna di raccolta fondi a favore del progetto Cartoni animati In Corsia.

Dal 2012 Avisco propone ai bambini e alle bambine, alle ragazze e ai ragazzi ricoverati nei Reparti dell’Ospedale dei Bambini, di inventare, costruire e animare il proprio film. Ne sono nati più di 60 in questi primi 9 anni di attività e tutti sono usciti fuori dalle stanze di degenza e hanno incontrato il pubblico in sala. Non solo al Nuovo Eden, che ha sempre ospitato l’anteprima, ma anche in numerosi festival nazionali e internazionali che in più di una occasione hanno ospitato i giovani autori e le loro famiglie, che hanno accompagnato e presentato il proprio film proprio come dei veri registi.

Nonostante durante la pandemia i laboratori in presenza siano stati sospesi, grazie alla collaborazione con la Direzione e con il personale del Reparto di Nauropsichiatria, abbiamo trovato il modo per mantenerne viva una parte, trasformandola in modalità a distanza. È nato così CIC in TOUCH, uno spin-off del progetto in chiave hi-tech, che ha coinvolto una ventina di giovani degenti durante i mesi estivi e invernali (leggi le testimonianze dirette di Marika, Maria e Vittoria, Giada e Silvia, l’operatrice Avisco che ha condotto il percorso).

Per proseguire nel nostro percorso abbiamo bisogno del sostegno economico di cittadini e aziende che ne condividono gli obiettivi ed i metodi. Se stai leggendo queste pagine speriamo che tu possa e voglia valutare la possibilità di contribuire al progetto.

Ci sono tanti modi per farlo, adatti a tutte le tasche! Il più semplice ed immediato è la donazione liberale , tramite contanti, assegno o bonifico bancario sul conto intestato a

Associazione Avisco
IBAN IT23J0306909606100000007559
Banca Intesa San Paolo SPA

Scopri tutte le altre possibilità QUI

1

O di pianeta, T di gelato

Riceviamo e pubblichiamo con piacere l’articolo di Giada, che ha partecipato ai laboratori estivi, animando le lettera che compongono la frase BE WHO YOU WANT TO BE. Per noi operatori del progetto è sempre estremamente interessante leggere le riflessioni dei giovani pazienti. Tutte contengono alcuni dettagli che accendono lampadine ad illuminare pensieri rimasti in penombra. Oggi per esempio riflettiamo sulla scelta di partecipare ad un percorso di cui non si conosce con esattezza la fisionomia. Ci vuole molto coraggio, soprattutto in un momento come quello del ricovero, in cui di certo non siamo al massimo delle nostre potenzialità. Ringraziamo quindi Giada e le sue colleghe animatrici per aver superato i momenti di difficoltà e le educatrici con cui lavoriamo, che di sicuro in un progettoi a distanza come CIC in TOUCH hanno un’importanza fondamentale.

Quando mi trovavo in Ospedale mi hanno proposto di partecipare a un progetto. In un primo momento ero partita prevenuta poiché non avevo ben capito di cosa si trattasse. Dopo poco ci ho ripensato e mi sono detta: Perché non provarci? E così è stato.
Anche se non si è bravissimi nell’arte del disegno (ve lo dice una che è proprio negata a disegnare) è stato molto bello cimentarsi e provarci.
Durante il ricovero è stato proprio un passatempo e uno svago utile per distrarsi dai brutti pensieri.
Silvia è sempre stata molto chiara e brava a darci consigli per migliorare.
Ho incontrato anche Irene, già conosciuta in quarta elementare perché  avevo partecipato con lei  a questo progetto con il pongo (QUI il film realizzato con le quarte della Scuola primaria di San Zeno – NdR).

Insieme ad altre ragazze abbiamo realizzato un fantastico adesivo con scritto BE WHO YOU WANT TO BE e ogni lettera l’abbiamo fatta diventare un oggetto o un animale; io ho fatto diventare la O un pianeta e la T l’ho trasformata in un gelato. Per fare questo abbiamo usato un programma che si chiama Animation Desk e delle pennine specifiche.

Un aspetto negativo è stata un po’ la connessione non sempre efficace, ma altri problemi non ci sono stati. Sono molto contenta del lavoro che ho fatto e di aver avuto l’opportunità di partecipare.

Giada Rancati

1

Porte aperte ai sogni

Diamo ora voce ad altre due giovani partecipanti al laboratorio CIC in Touch: Vittoria e Maria ci raccontano in modo sintetico ma molto personale come è stata la loro esperienza durante il workshop a distanza, e ciò che questo ha rappresentato per loro.

Grazie a voi ragazze, è stato bello lavorare insieme in un percorso tutto da esplorare!

VITTORIA

Innanzitutto voglio ringraziare Avisco per avermi aiutato a distrarmi durante il mio soggiorno in ospedale, ma soprattutto per avermi aperto le porte sul mio sogno di creare film d’animazione. Mi sono divertita molto durante il progetto, e nonostante avessi già partecipato a Cartoni animati in corsia ho trovato questa esperienza davvero diversa e innovativa. Ho apprezzato anche l’aiuto delle educatrici che provavano a cimentarsi anche loro nel progetto per poi dirci che non avevano capito… a quel punto abbiamo sentito il progetto ancora più nostro e unico. Il rapporto instaurato con le ragazze è stato molto bello: mi piacerebbe tenerci in contatto e magari mandarvi delle mie animazioni e chissà, magari invitarvi al cinema per un film d’animazione a cui parteciperò. Grazie ancora per tutto, un abbraccio e un saluto da Vittoria

MARIA

Questo progetto non è stato per me solamente una fonte di svago, ma mi sono divertita a creare cartoni animati e animazioni interattive che hanno reso il tutto più interessante.

Senza questo progetto non mi sarei divertita e con l’aiuto di Silvia e Irene sono riuscita a realizzare un fantastico progetto che verrà esposto prossimamente attraverso degli adesivi.

2

Cosa emerge dall’emergenza?

Dopo una serie un po’ rocambolesca di collaudi tecnici, venerdì 17 luglio si tiene il primo laboratorio di CIC in Touch. In ospedale, in una saletta dedicata, sedute dietro un grande tavolo riunioni ci sono Vittoria, Maria e Marika, tre ragazze di 15 anni.

Ognuna ha davanti a sé un ipad con custodia azzurra. Nella stanza con loro le educatrici Elena e Lidia. Al di qua dello schermo ci sono io, mi trovo nella sede operativa di Avisco, al MO.CA – Centro per le nuove culture, eppure quando dico “Benvenute!” non so più esattamente dove mi trovi. Mi sento in orbita, una specie di assenza di gravità mi solleva da pesi fino a un attimo prima schiaccianti. Questo è solo il primo passo di un cammino, sappiamo che non sarà facile o privo di inciampi, ma partire per questo viaggio era la nostra più improbabile meta e invece ce l’abbiamo fatta! Incredibile ma vero.

Cosa poi posso dire dei passi successivi? Per dirla con un gioco di parole “Cosa è emerso dall’emergenza”?

Paura
Quella di un appuntamento al buio prima di iniziare e poi quella che qualcosa vada storto. All’inizio la qualità dell’audio non era buona e le espressioni dei volti non mi aiutavamo per l’obbligo per educatrici e pazienti di indossare la mascherina. La sensazione di essere appese ad un filo è tangibile: la connessione alla rete internet rappresenta la condizione per essere insieme e non dipende da nessuna di noi. Nemmeno l’energia elettrica è scontata

Energia (vitale)

Le ragazze non sono rimaste immobili e silenziose come sfingi e quando ho proposto loro di iniziare a sperimentare il disegno in fase, la vivacità e la qualità delle loro risposte ha reso evidente il bisogno e la capacità di ognuna di mettersi in gioco e di esprimersi. Ecco il motore del lavoro di gruppo.

Determinazione
Tratto che non si associa facilmente a chi vive una condizione di fragilità, eppure è spesso emerso. Gaia sceglie questa parola e la rappresenta con un omino ai piedi di una gradinata. Nell’animazione l’omino inizia a salire, poi cade all’indietro, si rialza e ricomincia a salire con un piglio estremamente deciso.

Immersione.
Faticoso? No, sudato. Le mie magliette avevano sempre un giromanica pezzato alla fine dell’incontro e non solo per l’effetto del caldo estivo. Avevo bisogno di almeno mezz’ora di decompressione per uscire: lo switch on/off della videoconferenza non è ottimale per congedarsi da un’esperienza di laboratorio coinvolgente come questa.

Insieme a distanza
Quando ogni ragazza è intenta a realizzare l’animazione, anche se è seduta allo stesso tavolo di lavoro delle altre sembra sola. Gli ipad possono sembrare confini scomodi, ostacoli al lavoro di gruppo. Ma come può esserci identità di gruppo se prima ad ognuno non è riconosciuta la propria identità?Si lavora ad un progetto comune, utilizzando il cloud per condividere e scambiare materiali. Siamo insieme anche grazie all’aiuto e alla complicità delle educatrici, che illuminano le zone d’ombra e fanno emergere le criticità per poterle risolvere.

Silenzio (spazio al disegno animato)
I codici della comunicazione a distanza sono in parte ancora indefiniti, li abbiamo collaudati e fatti nostri strada facendo: ad esempio abbiamo recuperato il gesto del pollice all’insù per segnalare quando un’operazione era fatta. Il silenzio sembrava non aver cittadinanza in questo spazio. Invece, soprattutto in un paio di incontri individuali, mentre le ragazze disegnavano, ho avvertito la necessità di rispettare il silenzio.

Tetris e flessibilità
Se i problemi tecnici nel corso dell’esperienza sono diminuiti, quelli di ordine organizzativo sono rimasti a farci compagnia. Il calendario degli incontri è legato ad una serie di incastri: la disponibilità della sala, delle educatrici, gli impegni delle pazienti legati alle cure, la loro condizione di salute, il permesso che devo ricevere per uscire dal reparto. Il lavoro dell’equipe tutta diventa allora simile a Tetris, un videogioco in voga negli anni ’90. Prontezza e flessibilità sono fondamentali.

Effetti speciali
Terminata l’animazione in digitale, il primo fotogramma viene preparato per la stampa. Presto potremmo vedere l’animazione con la Realtà Aumentata. Wow! Non vediamo l’ora. Nel frattempo alcune ragazze sono state dimesse e riceveranno a casa i materiali. Chissà se vedendoli sorrideranno. Immaginarlo non è facile. Per la prima volta dopo un’esperienza di laboratorio la sensazione di avere conosciuto qualcuno non è legata all’immagine di un volto. Se terminata l’emergenza Covid incontrassi per strada Maria, Marika,Vittoria, Gaia, Giada, Giulia, Chiara o Nicole non le riconoscerei.

I nostri sguardi non si sono veramente incrociati (la video conferenza non lo consente), i loro volti li ho in parte inventati

Silvia Palermo
Conduttrice dei laboratori

1

Marika racconta i nuovi laboratori

CIC in TOUCH muove i primi passi insieme a Vittoria, Maria, Marika e Gaia. Il mercoledì e venerdì pomeriggio le giovani pazienti escono dal reparto accompagnate dalle educatrici e con un carrello carico di dispositivi digitali raggiungono la biblioteca del terzo piano. E a quel punto che succede?

Scopritelo attraverso la viva voce di Marika!

«Nonostante abbia partecipato per poco tempo al progetto, è stato molto piacevole e divertente. Non avevo mai sperimentato questa tecnica né partecipato ad un laboratorio simile prima di questo. Durante il ricovero avevo già sentito parlare del progetto dei cartoni animati, che a causa Covid quest’anno non ci sarebbe stato. Successivamente dalle educatrici ci è stato detto che sarebbe iniziato in modo un po’ diverso da quelli precedenti. Il laboratorio è stato svolto con iPad e Apple pencil e ci è stato fornito tutto il materiale. Per i primi due incontri è venuta Irene ad assisterci, con Silvia in remoto. Negli incontri successivi c’era solo Silvia in remoto. Abbiamo iniziato a sperimentare e a conoscere gli strumenti, ci hanno spiegato in cosa consisteva il progetto e quale sarebbe stato il risultato. Nell’ultimo incontro a cui ho partecipato abbiamo esposto la nostra idea per l’eventuale lavoro definitivo. 

È stato molto divertente utilizzare tutti gli strumenti, ti sentivi molto professionale anche a fare qualcosa di molto semplice. Anche il resto dell’attrezzatura è stato abbastanza semplice da utilizzare e non ci sono stati grandi problemi a livello di connessione o funzionamento. È stato inoltre piacevole lavorare in gruppo con le altre ragazze, perché eravamo particolarmente unite e ci è risultato anche semplice trovare un accordo per il risultato finale, ognuna esprimendo una caratteristica. Mi sono trovata bene anche con le educatrici che hanno saputo imparare velocemente come utilizzare le varie attrezzature (nonostante il timore iniziale) e con le operatrici di Avisco, molto simpatiche e pronte ad aiutarti. 

Nonostante inizialmente fossi un po’ scettica sul progetto (sono sempre stata negata nel disegno e non è mai stata una attività che mi interessava) è stata comunque una bella esperienza che ha aiutato a rendere più piacevole la permanenza in ospedale. Ho potuto sperimentare questa tecnica che ha “formato” un po’ i cartoni della mia infanzia. 

Ringrazio Avisco per aver dato l’opportunità di sperimentare qualcosa di nuovo e innovativo.»